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focus di Cesare Mazza | 21 Novembre 2017

Il ruolo del web nell'economia. A che punto è l'Abruzzo?

L’11 Ottobre pubblicammo il focus “sull’utilizzo di internet nella nostra Regione.

Semplice svago oppure opportunià?” in cui due dati erano chiari:  Il valore economico delle vendite in Abruzzo derivanti dall’uso di Internet e dall’Innovazione in generale vale oggi poco meno del 6%  e la percentuale di popolazione che utilizza internet tutti i giorni è superiore al 50 %. Precisammo anche che i dati Abruzzo erano quasi in linea con i dati Italia.

Due considerazioni sono emerse chiaramente: questo gap così elevato rappresenta indubbiamente un’opportunità. Oggi è necessario essere competitivi a livello internazionale non più solo nazionale ed il web in questo assume un ruolo fondamentale. Allo stesso tempo questo stesso gap indica un problema di cultura . Del cambiamento? A conferma di queste considerazioni sono utili recenti analisi rilevate da Bloomberg, world Economic Forum,Istat ed Eurostat.

Bllomberg ha infatti pubblicato di recente una classifica frutto di una dettagliata analisi dal titolo “la classifica mondiale dei paesi con l’economia più miserabile” in cui l’Italia si colloca al 13° posto.

Negli stessi giorni il World Economic Forum pubblica una classifica mondiale “ sui 10 paesi più innovativi” in cui l’Italia non c’è.

Infatti i dati Istat ed Uurostat confermano il netto ritardo dell’Italia nel contesto europeo nel campo della ricerca e dell’innovazion con gap strutturali nelle attività di ricerca. Nel 2015, la quota di investimenti nella proprietà intellettuale (PRI) rimane sotto la media europea così come la quota d’occupazione di figure professionali altamente qualificate o dei settori high-tech. Segnali piccoli ma positivi a tal proposito arrivano dall’Abruzzo infatti sebbene nel 2015, la maggior parte degli occupati nell’high-tech è ancora concentrata nel Centro- Nord (l’86% del totale nazionale) e in particolare in Lombardia (27,4%) e Lazio (20,6%). Il Lazio resta, inoltre, la regione con la maggiore incidenza di occupati nei settori più innovativi (6,9%), seguita da Lombardia (4,9%) e Piemonte (3,7%). Si conferma, infine, il ritardo del Mezzogiorno (complessivamente con un’incidenza di occupati nell’high-tech dell’1,8% contro il 3,4% nazionale). Rispetto al 2014, non si registrano variazioni a livello nazionale, mentre il quadro territoriale è abbastanza diversificato: la differenziazione è particolarmente evidente nel Mezzogiorno, dove alcune regioni, quali la Basilicata, l’Abruzzo e la Calabria, vedono crescere sensibilmente l’incidenza degli occupati nell’high-tech mentre altre, quali la Sicilia, la Puglia e la Campania, sono caratterizzate da significative diminuzioni.

Il numero di brevetti permane su livelli bassi, registrando anche una riduzione nel periodo 2013-2014, confermando le difficoltà italiane nell’attività brevettuale. Nel 2014 le domande di brevetto presentate all’Ufficio Europeo dei Brevetti (Epo) per milione di abitantisono state 69,5, un valore lontano sia dalla media europea (111,6) sia dai valori dei principali paesi europei quali Germania (256) e Francia (138,5).

Questo indicatore conferma che la propensione innovativa media delle imprese è diminuita sensibilmente (-7,3 punti percentuali) condizionata dalla caduta delle innovazioni non tecnologiche (quelle organizzative e di marketing), mentre il calo tra le imprese che hanno investito in innovazioni di prodotto è risultato più contenuto (-3,8 punti percentuali). A livello dimensionale, le imprese con più di 250 addetti sono state le uniche a non mostrare segnali di rallentamento rispetto al triennio precedente, confermando quindi la considerazione di un problema culturale: infatti aziende più piccole e spesso a gestione familiare recepiscono in modo più lento e meno propositivo segnali di cambiamento. Su questo tema l’Abruzzo è fra i best performer: infatti (fonte dati Cresa) in Abruzzo i settori che assorbono la quota maggiore di imprese registrate sono il commercio (35.380 pari al 23,8%), l'agricoltura (27.957 pari al 18,8%), le costruzioni (20.627 pari al 13,9%), le attività manifatturiere (15.009 pari al 10,1%). Gli altri servizi, che globalmente coinvolgono 39.425 imprese pari al 26,6%, comprendono molteplici attività tra le quali emerge quella di alloggio e ristorazione (10.709 pari al 7,2%). Tra le singole attività manifatturiere prevalgono la produzione di prodotti in metallo (2.485 pari al 17,4%), le industrie alimentari (2.321 cioè il 16,3%), la confezione di articoli di abbigliamento (1.767 corrispondenti al 12,4%), l'industria del legno (1.558 pari al 10,9%). Analizzando l'andamento delle imprese registrate secondo le forme giuridiche emerge che è proseguito il processo di rafforzamento del sistema imprenditoriale regionale con incremento delle forme giuridiche più strutturate (società di capitali: +4,0%) e diminuzione di quelle più elementari (società di persone: -2,4% e ditte individuali: -1,4%). Le cooperative sono aumentate (+1,7%) mentre le imprese caratterizzate da altre forme giuridiche sono diminuite (-12,0%). La situazione abruzzese si differenzia da quella italiana per un maggiore incremento delle società più strutturate come quelle di di capitali (Italia: +3,0%), un incremento delle cooperative che in Italia diminuiscono (-2,3%), per una peggiore flessione delle società di persone, delle imprese individuali e delle altre forme giuridiche (in Italia rispettivamente: -2,2%; -0,9%; -11,4%). Bisogna tenere conto che, nonostante tali variazioni, la maggioranza delle imprese abruzzesi è costituita nella forma di impresa individuale (60,3%), e quote molto minori da società di capitale (20,9%) e da società di persone (16,1%). Le cooperative e le altre forme giuridiche rappresentano quote quasi trascurabili (rispettivamente 1,8% e 0,9%). Comunque, le imprese individuali continuano a pesare più di quanto accade in Italia (53,9%) al contrario di quanto accade per le società di capitale e quelle di persone (in Italia rispettivamente 24,6% e 18,0%) e per le cooperative e le altre forme giuridiche (2,4% e 1,1%).

Questo scenario apre due possibilità: la prima è che se il contesto imprenditoriale così composto non “si adegua” i più piccoli potrebbero avere presto la peggio ed essere inglobati dai più grandi. La seconda è che le competenze e l’avanguardia della forza lavoro rispetto al contesto imprenditoriale forzino quest’ultimo creando  un ponte di cooperazione concreto e rapido che accorci il gap attuale e trascini le piccole imprese a livelli di competitività più elevati.

A supporto di questa analisi risulta appropriato un concetto espresso dal premio nobel, non a caso per la pace seppur noto come creatore del sistema di Microcredito , Yunus Muhammad nel suo libro capolavoro “il banchiere dei poveri” che riporto testualmente: “Chi crede che crescita e sviluppo siano sinonimi o procedano alla stessa velocità parte dal presupposto che i segmenti economici della società siano collegati l’uno all’altro come tanti vagoni ferroviari: basta che la locomotiva si metta in moto perché il treno segua con tutti ivagoni. Ma questo non è vero neanche lontanamente. Non solo i diversi segmenti economici non si muovono alla stessa velocità ma è possibile anche che prendano direzioni diverse. E’ evidente che senza crescita non può esserci progresso ma mentre il treno è mosso da un’unica locomotiva, ogni gruppo o segmento economico possiede un suo motore ed il progresso di una società è dato dalla forza combinata di tutti i motori che spingono contemporaneamente nella stessa direzione”.

Che l’Abruzzo abbia un cuore enorme e sappia rialzarsi non c’è dubbio. Che l’Aabruzzo sappia alzarsi, stando ai primi dati, nemmeno. Ne riparleremo. Abruzzo Get-going.

 

 

 

 

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