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In Bottega, a Rapino l’innovazione della tradizione

Fondato nel 2017 dall’ambizioso Giuseppe Medaglia, il bistrot è diventato un punto di riferimento sul territorio e a breve raddoppierà a Francavilla al Mare. Il segreto? Passione, duro lavoro, radici e creatività

di Davide De Vincentiis

Talvolta, la crisi di cervelli che da anni attanaglia il nostro Paese, restituisce alla Penisola individui e professionisti maturi, che spinti dall’amore per la propria terra, decidono di rimboccarsi le maniche e contribuire al rilancio dei loro luoghi natii. È il caso tra gli altri, di Giuseppe Medaglia, fresco trentacinquenne, il quale, dopo l’esperienza londinese, è tornato nel suo Abruzzo, dove, facendo tesoro di quanto appreso all’ombra del Big Ben e spinto dal desiderio di portare nuove energie, ha fondato a Rapino in Bottega Bevitoria Agricola, ristorante che prende spunto dalla cucina tradizionale per superarla (ma senza stravolgerla).

Quando e come nasce In Bottega?

Nel 2016, dopo varie parentesi tra Londra, Pescara e Chieti mi sono reso conto che era ormai giunto il tempo di mettermi in proprio, far tesoro delle mie esperienze precedenti e portare qualcosa di innovativo e catalizzante a Rapino, il paese dove sono cresciuto, nel quale all’epoca c’era solo qualche ristorante tradizionale e mancava un luogo che fungesse da punto di riferimento per i giovani. Così, dopo essermi messo in moto, nel luglio dell’anno seguente, In Bottega ha aperto i battenti. Tuttavia, il fine del locale è cambiato nel corso degli anni: ho frequentato l’Istituto Tecnico Alberghiero “Filippo De Cecco” di Pescara, ma qualche anno dopo ho abbandonato la cucina per dedicarmi maggiormente alle bevande, poiché ho seguito molti corsi per barman e bartender e dunque, il locale, originariamente, aveva più le funzioni di un bar che di un ristorante. Con il tempo, tuttavia, io ed i miei collaboratori ci siamo resi conto che i piatti ci davano le stesse soddisfazioni delle bevande e pertanto abbiamo modificato l’essenza stessa dell’esercizio.

Sei un imprenditore giovane che ha scelto di investire nel proprio paese. Qual è ora la situazione dell’imprenditoria giovanile in questo settore e quali consigli rivolgeresti a chi vorrebbe iniziare un’attività ristorativa in questo specifico e complesso momento storico?

Purtroppo, ora la situazione non è certo delle migliori. Due anni fa il COVID è stato un duro colpo, e quando, sei o sette mesi fa, sembrava che la situazione stesse gradualmente migliorando, siamo stati duramente colpiti dai rincari: le bollette sono triplicate e ci sono stati dei non indifferenti aumenti anche per quanto riguarda le materie prime. A chi ha una passione e desidera intraprendere una carriera in questo settore, nonostante le difficoltà del periodo, consiglio di lanciarsi, non prima di aver però valutato la fattibilità dell’impresa.

Entrando invece in ambito più squisitamente gastronomico, quali particolarità offre il vostro menù? Sono ispirate a qualche piatto in particolare?

In questo settore nulla è del tutto autentico, in quanto si prendono costantemente spunti dai competitor per migliorarsi, ma in ogni modo la nostra ristorazione è semplice: anche se non proponiamo una cucina tradizionale, puntiamo molto sul prodotto locale e sulla materia prima, come, tra gli altri, l’agnello nostrano e lo zafferano dell'Aquila. Creare un piatto nuovo, poi, è gratificante poiché quando questo viene apprezzato dal cliente è fonte di grandissima soddisfazione per chi lo ha ideato e in seguito realizzato.

Dietro il successo di ogni ristorante, c’è sempre uno staff laborioso ed efficiente.

Oltre ad essere il proprietario del locale, mi occupo anche della cucina, nella quale sono affiancato da ormai tre anni dallo chef Manuel Manzi, il quale ha cercato in ogni modo di lavorare con noi, stimolato com’era da un ambiente stuzzicante e da una clientela in gran parte giovanile. Altro elemento insostituibile è mio cugino Rocco Michelli, ormai da cinque anni nell’organigramma del locale, a cui ho affidato il compito di gestire la sala, la carta vini e la carta distillati. Inizialmente lavorava qui per caso (ride, NdR), ma con il passare del tempo ha sviluppato una vera e propria passione per il mestiere, che lo ha spinto a seguire numerosissimi corsi di approfondimento. E così, quando il tuo lavoro diventa anche la tua passione, tutto è molto più semplice ed interessante.

Quali sono i vostri progetti futuri?

Tra gli obiettivi abbiamo quella di continuare a puntare sul locale di Rapino, per farci conoscere, riconoscere ed apprezzare da quanta più clientela possibile, anche per ripagarci degli enormi sacrifici di questi anni. A novembre, inoltre, apriremo un nuovo locale a Francavilla al Mare, che, tuttavia, a differenza di quello di Rapino, sarà più incentrato sulle bevande che non sul cibo, recuperando, in qualche modo, il fine originario del locale madre stesso. Inoltre, sto lavorando ad un’etichetta di gin che faremo distillare da un’azienda abruzzese. Il logo, invece, sarà realizzato dal pluripremiato grafico corregionale Mario Di Paolo. Di fatto, miriamo a crescere e ad espanderci tenendo sempre fede ai nostri punti cardine di qualità e territorio. Guardando invece ancor più avanti, se riusciremo a consolidare i locali e a far crescere l’etichetta poc’anzi citata, mi vedrei bene anche a Londra, città che offre moltissimo e alla quale sono sempre rimasto molto legato.

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