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"Noi ci arrendiamo"

Una situazione che porta allo sfinimento anche quei combattenti che hanno scelto di riaprire appena possibile le proprie attività in centro all’Aquila, ma che dopo 10 anni dal sisma del 2009 danno veri cenni di cedimento nei confronti di una condizione che non tende a migliorare e manifestano tutti insieme

a cura della redazione

"Noi ci arrendiamo", campeggiava questa scritta ieri sulle vetrine di Manzi, il negozio di abbigliamento che da ormai 2 anni è tornato nella sua storica sede all’angolo tra Corso Vittorio Emanuele e Via Verdi all’Aquila. La titolare Francesca Manzi è stata una delle animatrici della protesta che ieri ha coinvolto commercianti e abitanti che sono tornati a vivere il centro storico del capoluogo. Una scritta che riassume in sé il sentimento che serpeggia ormai tra le vie aquilane, tra chi sceglie di andare via dopo aver combattuto per 10 anni e chi vorrebbe continuare a combattere ma…

"Nel centro storico mancano i servizi essenziali - spiega Manzi - Abbiamo messo nero su bianco tutte le nostre richieste, il Comune conosce già le nostre esigenze, anche se si tratta di servizi che non dovrebbero essere oggetto di particolari trafile. Oggi non dovremmo essere qui a chiedere che ci vengano garantiti dei diritti basilari, non chiediamo la luna".

I servizi, come le Poste, i parcheggi, la possibilità di mettere le insegne delle attività, i disagi alla circolazione e alla viabilità dovuti ai tanti mezzi impegnati nella ricostruzione, la raccolta dei rifiuti, sono nel novero delle richieste fatte dai circa 300 i commercianti attualmente nel centro storico e che ieri sono tornati a evidenziare le proprie difficoltà nel corso della manifestazione.

Ciò che avvilisce di più, non soltanto i commercianti ma anche i cittadini aquilani, è che “Dopo tutto il lavoro che è stato fatto, - continua Manzi - non vorremmo arrenderci proprio adesso, ma ci sentiamo abbandonati. Gli strumenti che ci sono stati messi a disposizione non sono serviti, come nel caso del bando ‘Fare Centro’., uno strumento concepito male, ulteriore simbolo dell'abbandono da parte dell'Amministrazione del centro storico". Una situazione aggravata anche dal fatto che oggi la Città è anche senza Sindaco, dopo le dimissioni di Pierluigi Biondi, a pochi giorni dall’inizio del Decennale del terremoto.

Politica e Amministrazione comunale solo in parte presenti: ad ascoltare i manifestanti c’erano infatti solo l'assessore al Commercio, Alessandro Piccinini, l'ex consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, e il responsabile cittadino di Casa Pound, Stefano Vecchioli. Secondo l’assessore Piccinini "Il Comune ha presente le difficoltà dei commercianti, ma le abbiamo apprese dai giornali. Dobbiamo superare questo momento di transizione e poi valuteremo le proposte. Valuteremo con i settori finanziari se ci sono opportunità di fare agevolazioni dal punto di vista fiscale. Dobbiamo capire se la legge ce lo consente e entro che limiti. Ovviamente la nostra volontà politica c'è".

"Dal terremoto in poi non ho mai avuto una sede fissa – ha detto Giuseppe Colanero, titolare del negozio La Luna, riaperto nel 2010- i lavori di ricostruzione procedono ed è giusto così ma il carico e scarico costante davanti alle attività e il costante avvio di nuovi lavori mi hanno costretto a spostarmi diverse volte. Non chiediamo soldi, vorremmo solo che si attuassero strategie che agevolino la nostra permanenza nel centro storico, in un momento in cui perdiamo almeno il 20 per cento degli incassi ogni anno".

Il fotografo Roberto Grillo, fino a qualche giorno fa a capo dell’associazione "L'Aquila centro storico" ha parlato del tema affitti, troppo alti a causa della situazione di precarietà di un centro storico piegato da tanti problemi, tra cui la continua divisione tra gli stessi commercianti, che ha portato alle sue dimissioni da guida dell’associazione. "Sono stato proposto da un gruppo di commercianti che hanno avviato l'associazione con me, sono stato eletto all'unanimità. - Ha esordito - Credo che il dialogo sia l’unico modo di risolvere le situazioni. Evidentemente ho fallito e non sono stato in grado di far dialogare le parti, compresi i residenti, che spesso non vengono presi in considerazione in quello che dovrebbe essere un discorso più ampio. Si è creata una spaccatura, tutti insieme saremmo diventati 300 associati, non 170, e avremmo sicuramente potuto far arrivare meglio le nostre voci".

 

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