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Caporalato, due anni in più per contrastare il fenomeno di sfruttamento dei lavoratori agricoli

La Regione ha prorogato di altri due anni il protocollo a tutela del lavoro regolare

a cura della redazione

Prosegue l’azione a contrasto del fenomeno del caporalato e dello sfruttamento lavorativo nel settore dell’agricoltura promosso dalla Regione Abruzzo. La Giunta regionale ha prorogato anche  per il biennio 2019-2020 il protocollo, sottoscritto il 12 maggio 2017  tra Regione, Anci Abruzzo, CGIL Abruzzo, CISL Abruzzo e Molise, Uil Abruzzo, Assolavoro, Cia Abruzzo, Coldiretti Abruzzo, Copagri Abruzzo, Ispettorato interregionale del Lavoro di Roma (Abruzzo, Lazio, Sardegna Toscana e Umbria), Inps e direzione regionale INAIL Abruzzo e volto proprio alla promozione di azioni orientate a debellare questo triste fenomeno. La Giunta regionale ha, inoltre, demandato al dirigente del servizio affari dipartimentali, che coordina il Protocollo e l'Osservatorio regionale, gli atti consequenziali volti alla gestione delle attività previste dallo stesso protocollo d'intesa.

I risultati positivi conseguiti nell’esperienza virtuosa della Regione Abruzzo, all'avanguardia in materia nello scenario nazionale, sono frutto dell'impegno profuso da tutti i soggetti sottoscrittori del protocollo di Intesa e dai componenti dell'Osservatorio regionale. In particolare viene rimarcato l’impegno profuso da quanti hanno svolto la vigilanza sul territorio regionale, consentendo la prevenzione e la repressione dei fenomeni contrastati. Viene, inoltre, ribadito che il Protocollo d'Intesa e l'attività dell'Osservatorio regionale sono strumenti a tutela delle imprese sane e dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori del mondo agricolo. Si tratta di strumenti a garanzia e protezione dell'agroalimentare italiano, che è  un'autentica eccellenza nel mondo ed attira soggetti che spesso operano in maniera opaca, irregolare ed illegale.

 I numeri del caporalato

Sono 15.000 le persone e 30 mila le aziende italiane coinvolte nel fenomeno del caporalato in Italia, secondo l’ultimo rapporto dell'Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil. I dati contenuti nello studio dell'Osservatorio sono stati ricavati dal censimento di 220 distretti agricoli in Italia. In ognuno di questi si conterebbe una media di 34 caporali, equivalenti a circa 102 per ogni provincia italiana. Le province, a loro volta, sono caratterizzate dalla presenza di 3/4 sub-aree agricole con caporali di diverso profilo sociale: una media calcolata dagli esperti ha evidenziato 21 capi-squadra, 10 caporali dirigisti, due collusi con le organizzazioni criminali e un caporale organico ad una cosca mafiosa. Al vertice si colloca il caposquadra, affiancato ad altri tipi di caporali, ciascuno con le proprie mansioni.

Fra le 30 mila aziende che si avvalgono di lavoratori irregolari. Quelli che utilizzano i caporali capi-squadra sono 18mila, pari al 60%; un altro 30%, ossia circa 9mila aziende, ricorre a caporali violenti e dirigisti; la quota dei caporali alle dipendenze di aziende che direttamente o indirettamente sono colluse con organizzazioni raggiunge il 10% del totale, ovvero quasi 3mila: di queste il 3% (900 unità) ricorre a condotte correlabili al metodo mafioso.

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