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Il dolce Natale made in Abruzzo

I dolci della nostra regione realizzati durante le feste natalizie

A cura di Pietro Campanaro

Eh la saggezza e la schiettezza dei nonni! Sentita qualche giorno fa: “Ma nù che c'avem da fa n'ghe li panettun, li pandor e li turrun... nù pe Natale tenem li sfojatell, li buccunutt, li cagg'nitt, l'Abbruzz è pien di dugg assaje bon ovunque”. E come dargli torto? La tradizione dei dolci natalizi della nostra regione è veramente ricca di tante bontà, solo per citarne alcune: bocconotti, parrozzo, sfogliatelle, neole, pizzelle, ferratelle, calgionetti, spumini, torroncini, fritti di latte, mostaccioli, finocchietti, sassi d'abruzzo, panducale, pan dell'orso, soffioni, croccante di mandorle, libretti di fichi secchi, nociata e pepatelli. Facendo il nutrizionista spesso sento dire che i dolci natalizi sono molto calorici per cui fanno ingrassare, è vero ma va fatta una riflessione importante sull'origine di questi dolci e su come gestirli.

Alle nostre latitudini il Natale arriva in pieno inverno e in passato quando le disponibilità sia economiche che di materie prime non erano come quelle attuali, ci si arrangiava a preparare qualcosa di speciale e buono per le feste che avesse anche una valenza nutrizionale ed energetica per affrontare il grande freddo ed ecco perché i dolci natalizi spesso contengono frutta secca, burro o strutto, miele, cioccolata, ecc. Poi, come dice il nonno, l'Abruzzo è pieno di dolci buoni e ognuno ha la sua storia e tradizione che va assolutamente conservata e tramandata; per esempio nel teramano ci sono i Bocconotti, pasta frolla ripiena di marmellata d'uva e cacao, i Calgionetti (li Cagg'nitt), sottile pasta sfoglia fritta ripiena di un impasto di castagne o ceci, liquore, frutta secca e cioccolato, ma anche i Pepatelli, biscottini secchi e duri tipo cantuccini a base di miele, mandorle e pepe e le Sfogliatelle, pasta frolla sfogliata ripiena con marmellata d'uva e mandorle tritate; nel pescarese c'è il Parrozzo (o pan rozzo) antico pane delle mense contadine che un pasticcere pescarese agli inizi del novecento ha arricchito con mandorle tritate e ricoperto di cioccolato, ma anche le neole o pizzelle, pasta biscotto cotta tra due piastre arroventate molto diffuse anche nel chietino dove possiamo trovare anche una versione dei Bocconotti con ripieno a base di cacao e mosto cotto. Nell'aquilano fin dal 1800 si produce il torrone morbido di cioccolato con le nocciole e poi ancora diffusi in tutta la regione ci sono gli Spumini, meringhe fatte con albume e mandorle tritate, i Torroncini, bastoncini a base di albume, mandorle e zucchero ricoperti da glassa, la Croccante di mandorle, zucchero caramellato con mandorle tostate, la Nociata, simile alla croccante ma fatta con noci tritate grossolanamente, tipicamente adagiata su foglie di alloro e ancora i Libretti di fichi secchi con in mezzo la mandorla e un pezzettino di cioccolato e tanti altre dolci bontà.

Ma come si può conciliare il consumo dei dolci natalizi senza ingrassare? Il mio consiglio è di consumarne circa 50 grammi al giorno mantenendo inalterata la dieta, incrementando invece il consumo di fibre (insalate e verdure cotte) ai pasti principali.

Buone “tradizionali” Feste a tutti.

Foto tratta dalla pagina FB di Pasticceria Giorgia di Atri

 

I miei riferimenti: Dr. Pietro Campanaro

Medico-Chirurgo Nutrizionista, Specialista in Scienze dell’Alimentazione, Fitoterapeuta

info: 333.6898724; Blog http://nutraceuticafitomedicina.wordpress.com/; gruppo su Facebook: Nutraceutica e Fitomedicina

 
 

 

 
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