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Un focus sui reati della crisi d’impresa

Il terzo articolo scritto a due mani, fa un excursus sui reati contemplati nel nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza

A cura degli avvocati Diego Bracciale e Luigi Acconcia *

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il 14 febbraio 2019, il nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (per brevità CII) entrerà a pieno regime il 15 agosto 2020.

Per quel che concerne i reati contemplati nel CII, disciplinati nel titolo IX rubricato “Disposizioni penali”, sostanzialmente sono in continuità con gli illeciti penali previsti dalla legge fallimentare, chiaramente adattati lessicalmente per via della sostituzione dei termini "fallimento" e "fallito" con "liquidazione giudiziale" e "imprenditore in liquidazione giudiziale".

Ciò al fine si assecondare l’esigenza di adeguare sistematicamente la disciplina della Legge Fallimentare e quella legge n. 3/2012 inerente le disposizioni sulla crisi da sovraindebitamento, ed è stato pertanto adeguato anche il complesso delle disposizioni penali (artt. 322-347) che comunque ha garantito la continuità delle fattispecie delittuose, come sancito dall'art. 2 legge delega, e le nuove previsioni riproducono in buona sostanza quanto già previsto dalla legge fallimentare con i dovuti aggiustamenti terminologici detti, con delle eccezione come quelle di cui agli artt. 344 e 345 CII, che riportano i reati previsti dalla legge cd. salva suicidi (l. 3/12).

Le previsioni penali del CII si applicheranno all'imprenditore dichiarato in liquidazione giudiziale ipotesi penalmente rilevanti commesse dopo l'entrata in vigore del d.lgs. 14/2019.

In merito ai reati commessi dall'imprenditore in liquidazione giudiziale, una novità è certamente l’abrogazione dell’art. 221 legge fallimentare, ad opera dell'art. 373 CCI, che sanciva, in caso di rito sommario nel fallimento, le pene per la bancarotta, il ricorso abusivo al credito e la denuncia di creditori inesistenti fossero ridotte di un terzo.

Riguardo ai reati commessi da persone diverse dall'imprenditore in liquidazione giudiziale, la novità è l'abrogazione, ad opera 373 CCI, dell'art. 235 l.f. inerente l'omessa trasmissione dei protesti cambiari al presidente del tribunale, disposizione peraltro già inapplicata poiché il d.lgs 5/2006 aveva abrogato l'art.13 l.f.

Per i reati commessi nelle procedure di composizione delle crisi da sovraindebitamento e reati commessi nella procedura di composizione della crisi (artt. 344 e 345 CII), sostanzialmente riproducono le ipotesi di falso già contemplate dalla l. 3/12, con la novità dell’estensione delle sanzioni al componente dell'organismo di composizione della crisi che attesti il falso in relazione al nuovo istituto dell'esdebitazione, con estensione ai membri dell’OCRI (organismo trattato seppur succintamente in altro articolo).

Per ciò che concerne le previsioni di natura processuale, si evidenzia come gli artt. 346 e 347 CII prevedano l’esercizio dell’azione penale sostanzialmente simile a quanto precedentemente contemplato, e la costituzione di parte civile diviene possibile anche contro l'imprenditore in liquidazione giudiziale oltre la possibilità per i creditori di costituirsi parte civile nel procedimento penale per bancarotta fraudolenta quando manca la costituzione del curatore, del commissario liquidatore o del commissario speciale, quando non sia stato nominato il liquidatore giudiziale o quando intendono far valere un titolo di azione propria personale; v’è la sostituzione del commissario giudiziale con il liquidatore giudiziale, che invece è un mandatario dei creditori concorsuali ed esercita tutte le azioni strumentali alla liquidazione del patrimonio, comprese le azioni risarcitorie.

Grande novità riguarda il tema delle misure premiali del CII: l'art. 25 individua delle misure fiscali e penali a favore dell’imprenditore che tempestivamente presenta istanza all’organismo di composizione assistita della crisi o domanda di accesso alla procedura di concordato preventivo o di omologazione di accordo di ristrutturazione a condizione che la domanda non sia stata in seguito dichiarata inammissibile.

Segnatamente, qualora sussistano le condizioni di tempestività e speciale tenuità del danno, è prevista una causa di non punibilità per tutti i reati di bancarotta riducendo l’area del rischio penale, e si applica alla persona in concreto attivatasi per la tempestiva gestione della situazione di crisi e pertanto non si estende a eventuali concorrenti nel reato.

Per il caso in cui il danno non sia di speciale tenuità, ma risulti all’atto dell’apertura della procedura concorsuale un attivo inventariato o offerto ai creditori che superi il quinto dell’ammontare dei debiti, è invece prevista una circostanza attenuante speciale ad effetto speciale, parametrata sugli stessi reati per i quali opera la causa di non punibilità, con riduzione della pena fino alla metà.

Si ribadisce come la tematica avrebbe bisogno, pure per una semplice inquadratura generica, d’esser trattata senza vincoli di sintesi.

 

*Avv. Diego Bracciale, avvocato del Foro di Chieti – gestore della crisi da sovraindebitamento – curatore fallimentare – già commissario liquidatore.

*Avv. Luigi Acconcia, avvocato del Foro di Chieti – gestore della crisi da sovraindebitamento – specializzato in diritto bancario e del lavoro.

 

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