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COVID-19 e crisi del mercato: quali strumenti a supporto del “Decreto Liquidità”?

Le riflessioni di Alessandro Cianfrone, consulente pescarese che opera in ambiti internazionali che afferma: "In questo scenario il private equity, potrebbe giocare un ruolo significativo"

a cura di Alessandro Cianfrone*

Lo scorso 8 aprile è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto-Legge n. 23, recante “Misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali”.

Si tratta del cosiddetto Decreto Liquidità che prevede, tra le altre, misure finalizzate ad agevolare l’accesso al credito da parte delle imprese fortemente colpite dalle restrizioni messe in campo per contrastare il COVID-19.

Il Decreto contiene interventi relativi a garanzie statali, per un totale di circa 200 miliardi, concesse da SACE e dal Fondo Centrale di Garanzia, in favore di banche che erogheranno finanziamenti a favore delle imprese.

Tuttavia è chiaro a tutti che il solo intervento pubblico non sarà sufficiente alla ripresa dell’economia nazionale e che sarà fondamentale mettere in campo iniziative ben strutturate, sia pubbliche sia private, a sostegno del decreto-legge.

L’emergenza Covid-19, infatti, ha prodotto una forte riduzione dei ricavi, generato mancanza di liquidità e creato incertezza nei mercati. A questo bisogna aggiungere ulteriori esternalità negative, indipendenti dalla propria azienda, quali il nuovo codice della crisi di impresa, Basilea III-IV e il consolidamento bancario.

In questo scenario il private equity, che per natura ha le migliori competenze tecniche in tema di investimenti nel capitale di  rischio, ristrutturazione, rilancio e sviluppo delle imprese, potrebbe giocare un ruolo significativo. Oggi più che mai c’è bisogno di risorse e competenze in grado di avere una chiara visione e di scommettere sul futuro.

Tra i vari strumenti a disposizione potrebbero essere utilizzati, con i dovuti adattamenti, i fondi di investimento misti pubblico-privato, nei quali i capitali privati, i capitali pubblici e quelli di grandi investitori nazionali, agiscono in sinergia per raggiungere obiettivi specifici di tipo economico e sociale.

Per imprese in situazioni di elevato stress finanziario, invece, potrebbero essere efficaci gli strumenti realizzati in collaborazione con esperti di ristrutturazione aziendale, preparati a risolvere situazioni aziendali altamente pregiudicate. In questo caso una soluzione ottimale potrebbe essere costituita da fondi specializzati, di carattere pubblico-privato, supportati dal sistema bancario.

Rilevanti saranno anche gli strumenti di debito ibrido, dove il finanziatore condivide i rischi e, pertanto, il suo ritorno non è solo legato al tasso d'interesse, ma anche alla positiva riuscita del rilancio aziendale.

Potrebbero rivelarsi particolarmente utili degli strumenti basati sulla logica pubblico-privato o che prevedano la partecipazione di istituti finanziari e bancari.

Per ognuno dei casi citati si tratta di strumenti già esistenti, che andranno adattati alla particolare situazione attuale.

Altro discorso è quello legato alle aziende in fase di rinnovamento imprenditoriale e ricambio generazionale, per le quali potrebbero essere efficaci strumenti come i management buyout, per le aziende di piccole o di piccolissime dimensioni, e i search fund.

In ultima analisi, va tenuto conto anche del ruolo che potranno svolgere soggetti privati (family office, individui con elevata possibilità economica e capacità tecnica di investire in iniziative imprenditoriali, etc.), che potranno contribuire a risollevare un’economia duramente colpita dall’emergenza sanitaria.

 

*Alessandro Cianfrone – Dottore Commercialista

Consigliere Nazionale ADC

Delegato all’Internazionalizzazione e alla Finanza di impresa

 www.adcnazionale.it

 

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