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Carceri: Uecoop Abruzzo, 6 su 8 sovraffollate

I picchi maggiori a Chieti con un tasso di sovraffollamento all’86,1% e a Teramo al 63,1%

A cura della redazione

Nelle carceri abruzzesi la situazione resta critica con 6 istituti su 8 sovraffollati. I picchi maggiori a Chieti con un tasso di sovraffollamento all’86,1% (147 detenuti su 79 posti) e a Teramo al 63,1% (416 detenuti su 255 posti); in difficoltà anche Pescara al 38,5 (378 detenuti su 273 posti), Avezzano al 34% (71 detenuti su 53 posti), Sulmona al 19,4% (363 detenuti su 304 posti), Lanciano al 12,1% (259 detenuti su 231 posti), posti liberi a Vasto e L’Aquila. E’ quanto emerge da un’analisi di Uecoop Abruzzo, l’Unione europea delle cooperative, su dati Ministero di Giustizia in relazione all’allarme lanciato dalla relazione al Parlamento del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà in una situazione nazionale che conta 60.472 reclusi su 50.514 posti in cella.

Nella top ten delle carceri più grandi d’Italia – spiega Uecoop -  ben 9 su 10 hanno problemi di sovraffollamento con picchi di oltre il 66% di detenuti in eccesso rispetto alla capienza come a Lecce. Fra i primi dieci istituti di pena per capienza sopra i mille detenuti – continua Uecoop – il più grande è quello di Poggioreale a Napoli che sfonda del 44,3% la capienza regolamentare al quale si aggiunge un sovraffollamento del 41,7% a Secondigliano. Le altre grandi carceri in “overbooking” sono Rebibbia a Roma (+33,2%), Le Vallette a Torino (31,7%), Opera a Milano (+44,1%), San Vittore a Milano (+31,4%), Santa Maria Capua Vetere a Caserta (+27%) e il Pagliarelli di Palermo (+9%). L’unico istituto in regola fra i big è Bollate, nel Milanese, che ha addirittura meno reclusi di quelli che potrebbe ospitare: 1.238 su 1.252 posti disponibili. Il mondo dietro le sbarre – sottolinea Uecoop – è uno dei più complessi da gestire sia per quanto riguarda la vita dei detenuti che per il rapporto con l’esterno e i percorsi di reinserimento sociale sui quali la cooperazione sociale è da sempre in prima linea sia per quanto riguarda i detenuti italiani che per gli stranieri, i più numerosi da Paesi dell’Est e dall’Africa, ai quali molto spesso manca una rete familiare a cui appoggiarsi una volta scontata la condanna. La cooperazione è uno strumento strategico per la gestione dei detenuti negli istituti di pena dove si paga il proprio debito con la giustizia ma dove in alcuni casi si può anche avere la possibilità – conclude Uecoop - di ricrearsi un percorso nella legalità attraverso progetti di istruzione, reinserimento lavorativo e sociale.

foto tratta da Il Populista

 

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