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Economia e società in Abruzzo Edizione 2018 nella ricerca del CRESA

Difficoltà e incremento moderato del Pil, ma al contempo esportazioni con il segno più, nell’indagine del CRESA le contraddizioni dell’economia abruzzese

A cura della redazione

La mission istituzionale del CRESA è lo svolgimento dell’attività di monitoraggio dell’economia e della società abruzzese, che ne fa un soggetto importante per la fornitura a soggetti pubblici e privati di contributi fondamentali, utili in particolare allo svolgimento dell’attività di programmazione delle Amministrazioni pubbliche. “Economia e Società in Abruzzo”, che ha raggiunto quest’anno la nona edizione, si configura oggi come la versione rinnovata dell’originario “Rapporto sull’economia abruzzese” giunto nel 2008 alla sua diciannovesima edizione.

La presente edizione, composta dalle tradizionali tre parti dedicate al sistema economico, al mercato del lavoro e alla società regionale, fa emergere un’immagine dell’Abruzzo caratterizzata da luci e ombre, non avendo ancora completamente superato il periodo di crisi che ha interessato l’economia nazionale e internazionale negli ultimi anni.  

Secondo le stime di Prometeia, in Abruzzo nel 2017 l'attività economica è cresciuta in misura moderata; l'incremento del PIL è stato di circa l'1%, più contenuto rispetto al dato medio nazionale. L'attività produttiva è cresciuta nell'industria e nei servizi, mentre ha ristagnato nelle costruzioni.

Nel 2017 è proseguita la graduale ripresa dei livelli occupazionali, sospinta dall'espansione registrata nell'industria e nei servizi; il numero di addetti si è invece ridotto nell’edilizia e nell'agricoltura. Il tasso di disoccupazione è sceso, attestandosi ad un livello di poco superiore a quello medio nazionale.

Il sistema imprenditoriale abruzzese continua a mostrare segnali di difficoltà proseguendo nella flessione, sebbene rallentata, delle imprese attive (-0,2%) e delle iscrizioni (-2,2%). Al suddetto rallentamento si accompagna il calo delle cancellazioni (-4,2%), elementi che fanno ipotizzare il futuro miglioramento della dinamica imprenditoriale. La quasi totalità dei settori di attività economica registra una diminuzione delle imprese, ad eccezione soprattutto dei servizi non commerciali, in particolare quelli turistici. Perdura il consolidamento del sistema imprenditoriale attraverso la diminuzione delle imprese con forma giuridica semplice e il rafforzamento di quelle più strutturate e maggiormente concorrenziali sui mercati internazionali.

I dati Istat relativi al 2017 riguardanti le esportazioni confermano che la regione sta attraversando una fase particolarmente positiva. Nel corso dell’anno il commercio estero dell’Abruzzo ha visto attestarsi intorno ai 9 miliardi di euro il valore delle esportazioni, con un incremento del 10,2% rispetto all’anno precedente (Italia: +7,4%) che posiziona l’Abruzzo al settimo posto delle regioni più virtuose dopo Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta, Lazio, Calabria e Friuli-Venezia Giulia. Nonostante tale buona performance, l’apporto delle vendite estere regionali sul totale nazionale resta stabile rispetto all’anno precedente e si conferma al 2%.

La società regionale risulta composta al 31 dicembre 2017 da 1.315.196 residenti, 7.051 in meno rispetto all’anno precedente cui corrisponde un decremento percentuale rispetto al 2016 del 5,3%, quale risultato di una dinamica naturale e migratoria negativa (rispettivamente -4,5% e -0,8%). Gli stranieri rappresentano il 6,6% del totale dei residenti (Italia: 8,6%). Gli indicatori di struttura della popolazione indicano un peggioramento della situazione con un aggravio del carico sociale ed economico riconducibile all’ aumento della popolazione anziana.

La popolazione giovane, in Abruzzo come in Italia, è molto diminuita a causa della flessione della natalità e della contemporanea crescente longevità. Nonostante il buon livello di istruzione dei giovani abruzzesi rispetto agli italiani, questi incontrano evidenti difficoltà nell’inserimento nel mondo del lavoro, aggravatesi durante il recente periodo di crisi economica internazionale anche a causa delle minori tutele di cui godono le forme contrattuali di lavoro non standard che hanno recentemente interessato soprattutto i giovani.

 

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