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Vinitaly, Montepulciano e Cerasuolo d’Abruzzo protagonisti dell’edizione 2019

Due degustazioni, organizzate dal Consorzio per la Tutela dei Vini Abruzzesi, sono state dedicate al re e al principe della viticoltura abruzzese

di Marcella Pace

Montepulciano e Cerasuolo d’Abruzzo. Sono stati questi grandi vini i protagonisti indiscussi dell’Abruzzo al Vinitaly 2019.

Nel padiglione 12 dell’annuale fiera dedicata all’enologia, il Consorzio per la Tutela dei Vini Abruzzesi ha organizzato due degustazioni dedicate proprio  al re e al principe della viticoltura abruzzese.

La prima, dal titolo “Montepulciano d'Abruzzo, diverse interpretazioni un'unica identità”, moderata dal giornalista e critico gastronomico Aldo Fiordelli, ha visto in degustazione il Montepulciano d'Abruzzo Bio 2017 di Cantina Tollo; Anfora 2016 di Cirelli; Sant'Eusanio 2016 di Valle Reale; Teate Ferzo 2016 di Codice Citra; Mazzamurello 2016 di Torre dei Beati; Coste di Moro 2015 di Cantina Orsogna 1964; Montepulciano d'Abruzzo 2015 di Emidio Pepe e Montepulciano d'Abruzzo 2013 di Valentini.

«Abbiamo avuto l'idea di fare una degustazione per confrontare i vari stili del Montepulciano – ha spiegato Fiordelli -. Attraverso differenti metodi di vinificazione i produttori possono influenzare lo stile di un vino, ma poi il vitigno e il territorio arrivano a marcare la loro espressività. Per questa ragione abbiamo scelto vini diversi tra loro, da vini secchi a vini con leggero residuo zuccherino, da vini fruttati della vendemmia 2017 e subito imbottigliati a vini con più lungo affinamento. Il secondo criterio di scelta è stato quello della territorialità, proponendo vini del Teramano,  più rotondi, della zona di Loreto Aprutino particolarmente bilanciata per la sua posizione e poi ancora delle aree dell’Aquilano e del Pescarese. Infine abbiamo scelto affinamenti diversi, spaziando dalla vinificazione e fermentazione in legno, al cemento che oggi sta tornando in maniera preponderante fino alle nuove tecnologie come l’acciaio».

Otto vini dalle sfaccettature variegate e dalle personalità ben distinte. Il percorso della degustazione si è sviluppato dal tannino croccante del primo vino del panel, a quello più vellutato del secondo vino in degustazione, il primo vinificato in anfora in Abruzzo; perfetto equilibrio tra frutta e note cioccolatose nel terzo vino;  vellutato e maturo il quarto vino, mentre il quinto, fermentato e affinato in legno, dal colore particolarmente concentrato nonostante il tempo, al naso si è presentato molto intenso; una dolcezza spiccata quella del sesto vino, mentre quasi tridimensionale, ossia particolarmente complesso, il settimo vino. A chiudere la degustazione il tannino setoso dell’ottavo vino.

La seconda degustazione è stata incentrata sul Cerasuolo d’Abruzzo, quest’anno sotto la lente di ingrandimento di esperti e appassionati.

Obiettivo del panel, guidato dai giornalisti Antonio Boco e Paolo De Cristofaro,  e intitolato “Un Rosa senza tempo”, dimostrare la sorprendente longevità del vino rosato d’Abruzzo. In degustazione 8 vini: Cerasuolo d'Abruzzo 2016 di Buccicatino Vino; Myosotis 2016 di Zaccagnini; Baldovino 2015 di Tenuta I Fauri;  Cerasuolo d'Abruzzo 2013 di Praesidium;  Cerasuolo d'Abruzzo 2010 di Emidio Pepe;  Cerasuolo d'Abruzzo 2008 di Nicola Di Sipio; Piè delle Vigne 2006 di Cataldi Madonna e Cerasuolo d'Abruzzo 1979 di Valentini.

Un viaggio di gusto nel tempo, insomma, che si è spinto fino a 40 anni fa.

«Abbiamo proposto otto vini, partendo dal più giovane, del 2016 -  hanno spiegato i due giornalisti -  per arrivare alla bellezza di recuperare bottiglie di 40 anni fa. Abbiamo pensato fosse il modo migliore per raccontare la trasversalità anche temporale di questo vino. Il Cerasuolo è un vino rosa e non rosato, un dettaglio che colloca questo vino della tradizione in un alveo molto contemporaneo a livello nazionale e internazionale che non è quello del semplice rosato che va bevuto ghiacciato e dura il volgere di una stagione, ma lo definisce come un vino di spessore, dalla intelaiatura mediterranea, capace di sfidare il tempo ed evolvere positivamente, dando risposte nel breve e lungo periodo».

Alla degustazione ha preso parte anche Carlo Alberto Panont, direttore del Consorzio di Tutela Vini dell'Oltrepò Pavese, per promuovere Rosa Autoctono, l’istituto del Vino Rosa Autoctono Italiano, che raccoglie i sei Consorzi di tutela delle denominazioni di origine più rappresentative del settore, nato da un’intuizione dell’abruzzese Luigi Cataldi Madonna e subito esportato a livello nazionale. La compagine riunisce i consorzi Bardolino Chiaretto, Valtènesi Chiaretto, Cerasuolo d'Abruzzo, Castel del Monte Rosato e Bombino Nero, Salice Salentino Rosato e Cirò Rosato,  con l'obiettivo dichiarato di dare una spinta decisiva, non solo dal punto di vista promozionale, ma anche economico e culturale, ai più significativi territori vocati alla produzione di questa tipologia di vino.

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