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Artigianato: Abruzzo Cenerentola delle regioni italiane

Tra gennaio e giugno saldo negativo di 458 imprese. Di Costanzo: misure di sostegno urgente per chi resiste

A cura della redazione

Mille iscrizioni. Millequattrocentocinquantotto cancellazioni. E’ racchiuso in questo saldo negativo (-458 imprese) l’andamento dell’artigianato abruzzese nei primi sei mesi dell’anno, secondo lo studio che Aldo Ronci ha realizzato per la CNA Abruzzo su dati del sistema camerale italiano diffusi da www.movimpresa.it Un dato che, se da una parte spinge la nostra regione in fondo alla graduatoria nazionale, peggior risultato degli ultimi quattro anni, induce le associazioni che rappresentano il mondo della micro impresa, come la CNA, a chiedere alle istituzioni, Regione in testa, «di pensare adesso a misure e politiche mirate, destinate a quelle che sono ancora in piedi».

Ma torniamo ai dati, secondo cui le imprese artigiane attive in Abruzzo sono 29.448. Lo studio di Ronci dice che «la loro flessione percentuale è stata pari all’1,52%, con un valore superiore al decremento italiano, fermo allo 0,65%». Ma dice anche che la caduta si è distribuita «in modo disomogeneo sul territorio regionale: peggiori risultati all’Aquila (-140) e Chieti (-144), decrementi più contenuti a Pescara (-97) e Teramo (-77)». Dati, quelli delle due province messe peggio, che le hanno fatte precipitare rispettivamente al terzultimo e sestultimo posto della graduatoria nazionale tra le 105 province d’Italia.

«La CNA, con le altre associazioni d’impresa – ha commentato il direttore regionale della confederazione artigiana, Graziano Di Costanzo - ha da tempo denunciato la condizione di estrema gravità in cui versa il mondo della micro impresa e dell’artigianato in Abruzzo. Ed ha sollecitato misure di sostegno all’erogazione del credito, alla trasmissione d’impresa e allo start-up, alla digitalizzazione, all’internazionalizzazione, all’export, alla formazione. Misure su cui ci siamo confrontati con i diversi governi regionali, utilizzando lo stesso metro e lo stesso linguaggio: quello dell’urgenza. Una corda che non sembra fare breccia, vista la lunghezza esasperante, talvolta biblica, legata all’iter di approvazione dei bandi e delle relative graduatorie».

Tra i comparti produttivi, continua incessantemente a perdere colpi – nel mondo dell’artigianato – il settore delle costruzioni, che ha fatto registrare un saldo negativo di 236 imprese, ben 156 delle quali localizzate tra Chieti e L’Aquila. Una crisi che fa chiedere alla CNA misure specifiche a più istituzioni, come il governo e i Comuni, in materia edilizia: «Occorre dare sostegno e vigore a misure di rigenerazione urbana, come “eco” e “sisma” bonus: ha senso infatti mettere in sicurezza il patrimonio edilizio esistente, per riqualificare i nostri centri urbani. E questo può dare ossigeno alle micro imprese» ha detto Di Costanzo.

Male, infine, è andata pure nelle attività manifatturiere (-146) con pesanti cadute soprattutto nel Chietino (-52) e nel Teramano (-40), mentre altri segni “meno” sono arrivati nei trasporti (-46), nella riparazione di auto e di prodotti per la casa (-40), nell’alimentare (-29). Tra i pochi dati in controtendenza, segno positivo solo per giardinaggio (+14) e servizi alla persona (+4).

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