Nasce in Abruzzo la Scuola di Regione
![]()
Luciano D’Alfonso porta a Pescara Massimo Cacciari per parlare di Europa e democrazia. Il filosofo è stato accolto da una folla di persone Non è riuscito a contenere tutti i presenti il Cinema Teatro Circus, la sede scelta per la prima giornata della Scuola di Regione. Molti sono rimasti in piedi o si sono seduti sui gradini e altri ancora sono rimasto fuori (dove c’era l’audio), tutti per ascoltare il filosofo Massimo Cacciari, giunto a Pescara per inaugurare la Scuola di Regione, il nuovo percorso di impegno politico promosso dal vulcanico Luciano D’Alfonso. «Per entrare nella Scuola di Regione – ha spiegato l’ex sindaco di Pescara- c’è bisogno di due requisiti fondamentali: motivazione, passione e avere un attaccamento alla sorte futura della regione. Per fare sì che dalle idee si possa passare ai fatti abbiamo deciso di promuovere cultura politica e istituzionale. É per questo che un gruppo di persone di buona volontà aiutate da competenze nazionali e internazionali – ha proseguito D’Alfonso - si daranno appuntamento periodicamente per creare occasioni di dibattimento e di “combattimento” di idee». E va esattamente in questo senso, la prima riflessione politica della scuola che ha avuto quale tema centrale “Il futuro della democrazia e la crisi dell’Europa”, alla quale, oltre al promotore D’Alfonso, hanno preso parte il giornalista Fabrizio Masciangioli, il filosofo Carlo Tatasciore, Marco Presutti e appunto il filosofo Massimo Cacciari. L’ex sindaco di Venezia parla di «un’Europa necessaria per superare la crisi», ma la domanda che il filosofo si pone è quale sia l’Europa possibile, di fronte alle nuove competizioni, che definisce «imperiali», riferendosi alla Cina o all’India. «L’Europa è tramontata, come potenza politica e militare, suicidandosi nel corso del ‘900 con due brillanti guerre – dice Cacciari - deve dunque tramontare da ogni volontà egemonica. Deve tramontare dall’illusione di svolgere un ruolo leader nella globalizzazione da un punto di vista politicoelitario». E allora la dimensione della nuova Europa, dopo il tramonto, per l’ex sindaco di Venezia sta nell’Europa federalistica. E in questo discorso è inevitabile il riferimento alla moneta unica, che Cacciari definisce una reale illusione. «L’Europa ha fatto l’euro con l’idea che ci potesse garantire la continuità rispetto alla situazione precedente, come se l’euro fosse un principio di sicurezza. L’euro poteva stare in piedi solo attraverso revisioni profonde e all’avanguardia dei propri sistemi politici e amministrativi. Tutte le nazioni hanno esaltato l’euro come continuità e sicurezza, invece di interpretarlo nella prospettiva della competizione globale e la verità - conclude Cacciari - è che tutti lo abbiamo condiviso perché tutto cambiava affinché tutto restasse come prima».









