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focus di Elisa Antonioni | 14 Novembre 2017

Aidp, all’Aurum un evento per parlare di leadership

Se ti dico leadership, a cosa pensi? A questa domanda AIDP Abruzzo e Molise intende rispondere in un evento aperto al pubblico, giovedì 16 novembre alle ore 18.00 all’Aurum, Sala Barbella.

A parlarne Hélène Smit, che da anni sviluppa progetti su questo tema in ambito internazionale.

 

Per comprendere meglio questo approccio alla leadership, abbiamo intervistato Andrea Merlino, facilitatore, che attraverso anni di studio ed esperienze con team di aziende nazionali e multinazionali, ha trovato nella facilitazione un metodo per far emergere la soluzione di problemi complessi, con una variabile interessante: la soluzione è una proposta del team e non di un “esperto”.

 

- Andrea, se ti dico leadership, a cosa pensi?

Questa domanda mi fa venire in mente una frase di Nietzsche che recita così “penso che i pesi di tutte le cose devono essere nuovamente determinati”. Credo che questo sia il momento storico in cui è necessario ri-determinare il peso ed il significato di tanti concetti per tornare ad essere aderenti allo spirito del tempo, del nostro tempo. La leadership e l’organizzazione aziendale sono alcuni di questi concetti. Assumere una posizione diversa richiede prima di tutto a noi stessi uno spostamento radicale della posizione dalla quale osserviamo e valutiamo questi concetti, superando steccati, limiti interpretativi e soprattutto aprendo lo sguardo su orizzonti molto più ampi e profondi.

 

- Prima si parlava di leader e follower, oggi le aziende chiedono a tutti di essere leader. Ma ognuno di noi è un leader?

Se cambiamo il nostro punto di vista sulla leadership, sicuramente ognuno di noi potrà esprimersi in qualità di leader. Già nei termini della domanda, però, riecheggiano concetti che si riferiscono a paradigmi non più utili ad una definizione contemporanea e futura del concetto di leadership. Leader nella mia prospettiva è colui che lascia lavorare dentro di se quella forza vitale che lo porta a divenire ciò che in realtà è. Da questa prospettiva la leadership ha a che fare, per esempio, con la vocazione personale, intesa come la spinta profonda che determina il senso della propria esistenza, quindi il senso delle scelte che si compiono. All’interno del viaggio di comprensione del senso della propria esistenza e delle scelte che si compiono, i comportamenti si allineano quasi automaticamente. Il processo inverso, ossia lavorare prima sui comportamenti per sperare poi che siano allineati con il senso che le persone danno alla loro esistenza, non ha dato i risultati sperati. Come puoi notare il linguaggio da utilizzare nel riferirsi a questo concetto di leadership è diverso, non nuovo. Se i corsi sulla leadership non hanno portato i risultati attesi (così come documentato anche da un recente articolo dell’Harvard Business Review), dobbiamo forse affrontare il concetto della leadership ad un livello logico diverso piuttosto che semplicemente dare la colpa alle persone che non vogliono cambiare.

 

- La domanda classica che viene rivolta ad una società di formazione è di progettare un corso di 2 giorni per trasformare i manager in leader. Tu, che fra l’altro ti chiami Merlino, cosa proponi? Hai una formula da suggerire?

Il mio cognome potrebbe suggerire che io sia a conoscenza di formule magiche, ma la realtà, purtroppo, è molto diversa! Non ho formule magiche da offrire, ho esperienze da condividere e dalle quali apprendere e comprendere cosa può essere meglio fare. Il primo punto è la dimensione tempo. Non parlo del tempo per apprendere, quello strettamente legato all’esperienza d’aula tradizionale, per quanto esperienziale voglia essere. Parlo del tempo per comprendere, conoscere e divenire consapevoli. Penso al processo di sviluppo della leadership come ad un viaggio, uno di quei percorsi come il cammino di Santiago di Compostela. Il consiglio di chi già lo ha percorso è: parti da solo, sarà il cammino stesso a farti incontrare le persone con cui condividere parte del cammino! Io penso che il ruolo e la responsabilità delle persone come noi che hanno esperienze da condividere con chi comincia o si trova ad un certo punto del cammino sia proprio quella di accompagnarli per un pezzo del percorso. Ci dobbiamo assumere la responsabilità di accompagnarli per un lungo pezzo del loro viaggio. Il futuro che vedo è un futuro di leader del profondo preparati e capaci di creare senso per loro stessi e per gli altri. La sfida è diventare capaci di gestire due grandi forze universali: complessità e cambiamento. Per quanto la tentazione sia di pensare di poterle governare, noi pensiamo invece che possiamo solo gestire la nostra reazione e i nostri comportamenti in risposta a questa due forze inarrestabili. Solo lavorando sull’aspetto personale degli individui è possibile strutturarli adeguatamente per sentirsi forti abbastanza da gestire forze universali. Questo tipo di interventi li stiamo già realizzando. Non si tratta di sapere, di intelligenza, di conoscenza … si parla solo dell’essere umano.

 

- Raccontaci la tua leadership…

L’esperienza e la sperimentazione che per primi facciamo su di noi, ci ha insegnato una cosa molto semplice e proprio per questo essenziale: è necessario sperimentare, esercitarsi … e per farlo nel miglior modo possibile è altrettanto necessaria una guida. Il profondo è una dimensione umana nella quale si trovano tutte le risorse di cui disponiamo, anzi ve ne sono anche alcune di cui non siamo nemmeno a conoscenza. Esplorare il profondo richiede impegno e coinvolgimento, ecco perché spesso chiediamo alle aziende di permettere di scegliere la partecipazione piuttosto che invitate a partecipare. La scelta è fondamentale. A volte facciamo incontri introduttivi per far capire alle persone di cosa si tratta in modo che possano scegliere consapevolmente. Questo nuovo approccio, che io chiamo leadership del profondo, coinvolge la persona in tutta la sua essenza, espone gli individui a domande che coinvolgono la loro storia personale e professionale, il loro concetto di futuro, la dimensione emotiva e la dimensione sociale. Tutto questo per individuare quel filo rosso nel quadro completo della loro esistenza che rappresenta quel senso di cui tutti abbiamo bisogno. Se dai la possibilità, il tempo e il giusto spazio alle persone per riflettere a livelli diversi, queste sono capaci da sole di capire cosa è la leadership, come l’hanno esercitata o negata a loro stessi o agli altri. Dopo la comprensione molte volte non sanno come tornare alla vita di tutti i giorni, professionale e personale, e come cambiarla. Per questo c’è bisogno di tempo.

 

- Una frase per i nostri follower che li possa ispirare in questo anno.

Uno spunto di riflessione interessante può essere questo: quando hai dubbi chiedi, non per ottenere delle risposte certe, piuttosto per ascoltare su cosa farai la prossima domanda. In questa frase ci sono molte indicazioni: prima di tutto i dubbi. Sono alla base di qualsiasi percorso di formazione, di evoluzione di sviluppo. Senza di essi non si avrebbe la necessità di progredire. E’ utile capire verso cosa ho dei dubbi e la prima fonte di dubbi dovremmo essere noi stessi. La seconda indicazione riguarda il domandare, le domande sono uno strumento potentissimo nelle mani di chiunque abbia imparato ad utilizzarle. Ma fare domande ci apre la strada alla terza indicazione: ascoltare. In questo mondo veloce, rumoroso, pieno di immagini, di stimoli, l’ascolto sembra impossibile, eppure è fonte di tante informazioni sia sul mondo stesso che su se stessi. E’ un esercizio impegnativo che richiede pratica e responsabilità. In realtà lo esercitiamo già, in alcune occasioni in cui ci sembra utile farlo, ma poi al cambiamento delle circostanze sembra che non siamo più in grado di esercitarlo. Comprendere perché facciamo così, a cosa è legata questa nostra alternanza, come poterla eliminare è una delle tante componenti della leadership del profondo.  Poi l’ultima indicazione, forse la più importante, è un processo ricorsivo, non finisce mai, non si arriva mai. Le domande danno seguito ad altre domande. Sai questo molte volte porta incertezza, molti ci dicono che a voglia di fare domande si perde il senso, si mette in discussione tutto e poi non si hanno più punti di riferimento. E’ quella sensazione di incertezza che ci spinge avanti, che alimenta la creatività, l’innovazione. E’ proprio lì dentro che si esprime al meglio la leadership del profondo.

 

- Per chi si occupa di HR cosa può significare diventare Leader del Profondo?

Gestire le risorse umane è una sfida gigantesca, e lo sarà ancora di più in un futuro così incerto, turbolento, pieno di grandi sfide e di opportunità. La leadership del profondo è il diverso punto di osservazione delle dinamiche di sviluppo personale, organizzativo, sociale, direi globale. Se evolvono le persone evolvono tutti i sistemi di cui fanno parte, siano essi sociali che organizzativi, siano essi locali che globali. Soluzioni creative, out of the box, che possano essere il più coerenti possibili con le grandi sfide della sostenibilità, della produttività, del merito e delle competenze future possono emergere da un profondo luogo interiore da conoscere, comprendere e utilizzare al meglio, sia per l’individuo che per l’organizzazione. Non parliamo di filosofia o di esoterismo, piuttosto abbiamo già negli occhi tutte le opportunità che si mostrano davanti a noi, ma con le quali oggi abbiamo ancora timore di confrontarci. Servono strumenti diversi, consapevolezze diverse, coraggi diversi, emozioni diverse … una leadership diversa!

 

- Reinventare le Organizzazioni: che ruolo ha la leadership del profondo?

Reinventare vuol dire pensare ad un concetto da una prospettiva diversa. Non è concepibile parlare di organizzazione senza tener conto della leadership come suo principale collante. Esiste la possibilità di migliorare il benessere dell’individuo che lavora in organizzazioni profittevoli e competitive, già questo concetto osservato da un punto di vista più tradizionale sembra un ossimoro. Un ideale, una chimera. Considerato dalla prospettiva del profondo, che come caratteristica principale ha proprio quella di accettare il paradosso, non in termini di contrapposizione ma di complementarietà, i due aspetti sono necessariamente collegati e inscindibili. L’evento sarà il momento per sperimentare personalmente cosa vuol dire affrontare una dinamica personale o organizzativa da una prospettiva del profondo, da un luogo interiore e fisico intimamente umano. Trasformare è un termine che spinge a mettere in discussione se stessi, il proprio modo di interpretare la realtà, soprattutto il modo di valutare cosa ritengo sia possibile o impossibile realizzare, diventare consapevole su come valuto l’essere umano, le sue caratteristiche, le sue potenzialità in quanto tale, non in riferimento a un nome o cognome specifici. Essere a proprio agio nel disagio è una frase che ho letto qualche tempo fa per strada, scritta su un muro. Mi sono detto ecco questo è l’essenza della leadership del profondo.

 

 

 

 

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