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In primo piano di Marcella Pace | 07 Novembre 2017

Barbara Morgante: «Ho la fama di essere una donna tosta come l'Abruzzo»

A tu per tu con la top manager di Trenitalia, ora alla guida della Direzione Centrale Governance Partecipazioni Estere

Livornese di origine, è cresciuta a Chieti.

Lei è la top manager dell’alta velocità. Stiamo parlando di Barbara Morgante che a dicembre 2015 è stata nominata amministratore delegato e direttore generale di Trenitalia, incarico che ha lasciato solo poche settimane fa, per assumere la responsabilità della costituenda Direzione Centrale Governance Partecipazioni Estere nella Capogruppo FS. Abruzzo Impresa l’ha intervistata, tracciando un bilancio della sua esperienza.

 

 


 

 

 

A tu per tu con Barbara Morgante

Nata in Toscana, ma cresciuta in Abruzzo. Qual è il legame con il nostro territorio?
«Il legame è forte, nonostante periodi di lontananza fisica, non si interrompe mai: la mia famiglia è in Abruzzo e, anche se Roma è la città che mi ha adottato, per me “casa” è e rimane la mia terra d’origine».

 

Lei è la prima donna ad essere giunta ai vertici di Trenitalia, passando da un ruolo consulenziale. Quali sono i valori sui quali ha fondato la sua vita professionale?
«Il gruppo Ferrovie dello Stato Italiane è stato, nelle sue molte sfaccettature, il luogo dove la mia professionalità è maturata e si è consolidata: ho avuto la fortuna di lavorare con grandi professionisti e grandi persone, con i quali ho condiviso gli stessi valori che ispirano la mia vita lavorativa. Parlo di passione, onestà di pensiero e di azione, perseguimento dell’eccellenza, che sono anche le condizioni necessarie per poter ridare indietro alla mia azienda il molto che ho ricevuto in tutti questi anni e che spero di continuare a ricevere in futuro».


In Italia, la percentuale al femminile di donne con incarichi manageriali è ancora molto bassa. Cosa si potrebbe fare per stimolare questo aspetto?

«Credo che molto si stia facendo su questo versante e che il punto cruciale sia creare le condizioni perché il gender non sia più un fattore determinante nel valutare le qualità professionali e personali di un individuo. Spero in un futuro in cui diventi del tutto obsoleto e superfluo parlare di quote rosa o quote blu e si parli solo di quote competenza».

Ha mai subito pregiudizi?
«Se è capitato, non me ne sono resa conto. Sono consapevole di aver avuto un’esperienza professionale particolarmente felice, ma mi sono sempre sentita valutata per il mio operato e per le mie qualità. Ho la fama di essere una donna “tosta” (del resto, le origini abruzzesi...), ma non credo si possa definire un pregiudizio, quanto un modo di valutare la mia attitudine alla serietà e al rigore estremo».

 

La managerialità al femminile è stata al centro di un suo intervento nell’assemblea soci Aidp. Come considera realtà associative come questa e che apporto forniscono al mondo imprenditoriale?
«Credo che possano essere un boost importante al territorio ed il modo giusto per conciliare esigenze e ambizioni diverse, per lavorare a obiettivi comuni piuttosto che conoscere e condividere best practice. Ad esempio, nel mio ruolo di vice presidente di Unindustria, sto lavorando attraverso tavoli di lavoro tematici che coniugano esigenze diverse attraverso la formulazione di progettualità molto concrete».

 

Quali sono stati i primi aspetti sui quali ha concentrato la sua attenzione nel ruolo dirigenziale di Trenitalia?

«Ho avuto la fortuna di “ereditare” un’azienda straordinaria, che aveva cambiato pelle negli ultimi 10 anni ed aveva, al contempo, cambiato il modo degli italiani di viaggiare, riducendo le distanze e fornendo una qualità sempre crescente. Bisognava lavorare per fronteggiare il concorrente, che nel frattempo si era andato chiaramente a posizionare come una compagnia lowcost, concentrandoci sui nostri fattori differenzianti e di eccellenza: la frequenza, la puntualità, il comfort ed il caring dei clienti, soprattutto nei servizi dell’alta velocità. Altro punto cruciale era focalizzarsi sul miglioramento del servizio regionale, pensando al benessere di studenti e lavoratori, che ne sono i principali utilizzatori, ed in questo senso molto è stato fatto nell’ultimo biennio: un esempio su tutti, nel 2016 abbiamo aggiudicato la gara per l’acquisto di almeno 450 nuovi treni regionali, che inizieranno a correre dal 2019 e che cambieranno ancora in meglio l’esperienza del trasporto locale».

 

Quali sono i progetti sui quali sta lavorando in questo momento?
«Trenitalia si concentra sempre di più sull’attenzione a 360° al cliente, attraverso un miglioramento dell’esperienza di viaggio: molti treni nuovi sempre più confortevoli, anche per i passeggeri a ridotta mobilità o con disabilità anche temporanea, molte novità sui canali digitali. Altri 2 punti chiavi della nostra strategia sono l’internazionalizzazione e l’attenzione per l’ambiente, con progetti per soddisfare i nostri fabbisogni energetici in modalità “green”. Insomma, azioni di un percorso strategico verso una chiara responsabilità sociale d’impresa».

 

A conclusione del suo incarico, che bilancio sente di tracciare?
«Dal punto di vista professionale per me è stata un’esperienza fantastica, che mi ha arricchita molto; lascio un’azienda con ottimi risultati economici e tante sfide entusiasmanti ancora da affrontare. Per il resto, lascio agli altri giudicare il mio operato».

 

 

 

 

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