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In primo piano di Antonio Teti | 09 Ottobre 2017

I nuovi pericoli del Cyberspazio

Cosa rischiano le aziende

Il 12 maggio 2017 è una data che segna un passaggio epocale nella storia degli attacchi informatici: l’ufficializzazione su base mondiale dell’attività criminosa dell’estorsione digitale. In quella data, migliaia di computer sparsi su tutto il pianeta (alcuni dei quali utilizzati da agenzie governative e da strutture sanitarie) sono stati attaccati da un malware, un’applicazione software in grado di controllare in remoto un dispositivo informatico all’insaputa del suo proprietario. Europol sostiene che l’attacco è stato indirizzato contro oltre 200.000 persone in 150 paesi, tra cui Stati Uniti, Cina, India, Russia, Regno Unito e Italia. Il software malizioso, in questo caso, era rappresentato da un ransomware, ossia un programma capace di penetrare un sistema informativo e di prelevare i dati in esso contenuti. Gli hackers che si sono resi protagonisti della vicenda, subito dopo l’attacco, hanno richiesto una somma di 300 USD (pari a circa 275 euro) da pagare con carta di credito o bitcoin per ogni computer violato. Il mancato pagamento della somma richiesta, avrebbe prodotto la cancellazione dei dati. Secondo il rapporto sull’Internet Security Threat di Symantec, nel 2016 si è rilevata la presenza di un allegato o di un link malevolo in una mail ogni 141. È la percentuale più alta registrata negli ultimi cinque anni a questa parte. Nel corso dell’ultimo triennio, sempre secondo i dati raccolti da Symantec, le truffe sono costate alle aziende oltre 3 miliardi di dollari e hanno coinvolto più di 400 aziende. Il rapporto 2017 del Clusit, l’Associazione italiana per la sicurezza informatica, ha indicato il 2016 come l’anno peggiore per gli attacchi subiti dai sistemi IT, ponendo l’Italia nella top 10 degli attacchi più gravi e con il maggior numero di vittime. In crescita esponenziale risultano proprio gli attacchi ransomware, e i motivi sono riconducibili alla forte impreparazione tecnica di molte Pmi. Con una media mondiale di 2500 attacchi al secondo e con 247 tipologie di malware dedicati, la cifra che hanno incassato i cyber-ricattatori si aggira sul miliardo di dollari. Se in Italia sembra permanere ancora una sostanziale impreparazione culturale sul piano della difesa informatica, soprattutto nelle piccole e medie aziende, non è più accettabile la condizione di impreparazione tecnologica dell’individuo comune. Il processo di acculturamento nel settore tecnologico in ambito aziendale deve necessariamente prevedere il coinvolgimento dei vertici decisionali, mentre, sul versante della consapevolezza individuale si può agire in completa autonomia. Effettuare regolarmente dei backup dei dati, custodire separatamente i dati sensibili, aggiornare costantemente i software su tutti i dispositivi utilizzati, prestare la necessaria attenzione agli allegati nelle email o nei messaggi provenienti da persone sconosciute (evitando categoricamente di aprirli), denunciare alle forze dell’ordine gli attacchi informatici subiti, sono alcune delle azioni corrette che l’individuo del terzo millennio dovrebbe assumere in ambito tecnologico.

 

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