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Dalla pittura del passato la spinta all’innovazione

 

di Anna Cutilli Di Silvestre

Nell’Atelier d’art Diana della pittrice Diana Ferrante, in Pescara via De Amicis  100, si possono ammirare riproduzioni di capolavori d’arte come La ragazza con l’orecchino di perla 1665 di Jan Vermeer, il Bacco 1596 di Caravaggio, la Beatrice Cenci 1599 di Guido Reni. La ragazza di quest’ultimo dipinto sembra chiedere aiuto. Secondo le testimonianze trasmesse da una generazione all’altra, si tratta di una fanciulla poco più che bambina abusata dal padre dissoluto e che fu uccisa perché aveva tentato di organizzarne la morte. Inoltre nell’Atelier d’art Diana, ci si  stupisce dinanzi alla Madonna col Bambino 1610 di Artemisia Gentileschi. Meraviglia la resa del panneggio ottenuta in questa scuola: affascinano i riflessi delle tinte nelle pieghe del manto della Madonna. L’immagine riprodotta crea un’armonia di sfumature di colori che non sfugge alla sensibilità dell’osservatore. E’ opportuno che gli allievi di una scuola di pittura educhino la loro sensibilità anche al gusto delle sfumature di tinta nei velluti degli abiti cinquecenteschi. E’ una sensibilità che si affina ammirando i capolavori del passato. Ma il punto di forza della preparazione in tale scuola, è l’esercizio del disegno anche perché la pittura figurativa nasce dal disegno. In questa scuola, per lo schizzo iniziale del dipinto, non si ricorre all’uso del computer. Ci si esercita invece a sbozzare con la matita e poi perfezionare i lineamenti di una figura. Nel Quattrocento e nel Cinquecento il corpus dei propri disegni rappresentava per un artista una specie di capitale da trasmettere al figlio o all’allievo che avrebbe continuato l’attività della bottega dopo la sua morte. Nel 1471 la vedova del pittore Jacopo Bellini lasciò al figlio “omnia quadros designatos et omnes libros de dessigniis”. E vennero definiti “disegni di presentazione” gli studi a pietra nera che Michelangelo donava agli amici più cari e alla poetessa Vittoria Colonna.  Nel suo insegnamento l’artista Diana punta anche sulla velatura costituita da cinque strati di colore secondo la tecnica ad olio, dal grasso al magro. Tecnica oggi meno utilizzata perché richiede tempo. Altro soggetto gradito alla pittrice e insegnante Diana è il paesaggio che in verità costituisce il punto di partenza del percorso di apprendimento per i suoi allievi.  E per una rappresentazione pittorica conforme alla realtà è importante il rispetto della prospettiva. Già Leonardo insegnava che la lontananza viene resa con una minore definizione dei piani lontani, come è ben visibile nella sua Gioconda 1510. Quanto a riconoscimenti Diana ne ha già collezionati diversi a cominciare da quello di Vittorio Sgarbi che l’inserì in una mostra da lui organizzata.

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