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Abruzzo Economy Summit 2026, l’Abruzzo che cresce guarda al futuro

Due giorni di confronto all’Aurum di Pescara hanno messo al centro numeri, imprese e prospettive di una regione che corre più della media nazionale. Con il contributo di alcuni dei principali protagonisti della politica e dell’economia italiana, il Summit ha fotografato un Abruzzo forte nell’industria e nell’export, ma chiamato a vincere le sfide di infrastrutture, capitale umano, innovazione ed energia

a cura di Eleonora Lopes

L’Abruzzo cresce e il dato ormai non è più soltanto regionale. È diventato un elemento del dibattito economico nazionale. È questa la fotografia uscita dalla sesta edizione dell’Abruzzo Economy Summit, che il 24 e 25 settembre ha riunito all’Aurum di Pescara istituzioni, imprese, economisti e rappresentanti del mondo finanziario e della ricerca.

Il punto di partenza sono i numeri. Secondo l’analisi presentata da Luca Bianchi, direttore generale di Svimez, tra il 2021 e il 2025 il Pil abruzzese è cresciuto dell’11,9%, contro il 7,2% della media italiana. Nel primo semestre 2026 l’export è aumentato dell’8,3% e l’occupazione del 2,4%. Un risultato legato soprattutto alla forza della manifattura, che pesa per circa il 20% dell’economia regionale, e alla crescente diversificazione delle filiere.

Sono numeri che hanno trovato una conferma autorevole nel videomessaggio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha aperto la seconda giornata. La premier ha sottolineato il ruolo dei distretti industriali abruzzesi, dal farmaceutico all’aerospazio, dalla sicurezza alla ricerca avanzata, indicando nelle infrastrutture e nella valorizzazione del capitale umano le condizioni per consolidare la crescita. Tra le opere richiamate, la Pescara-Roma, la Fondovalle Sangro e il potenziamento dell’Aeroporto d’Abruzzo, insieme agli effetti della ZES Unica.

È proprio il rapporto tra crescita e infrastrutture ad aver attraversato gran parte del confronto. Per una regione fortemente industrializzata ed esportatrice, collegamenti più efficienti significano competitività, capacità di attrarre investimenti e accesso ai mercati. La Pescara-Roma è diventata così uno dei simboli della necessità di accorciare le distanze dell’Abruzzo dai grandi centri economici e decisionali.

Sul palco dell’Aurum sono arrivati alcuni dei nomi più importanti della politica nazionale. Guido Crosetto, ministro della Difesa, ha inserito il tema economico dentro quello più ampio della sicurezza, evidenziando come energia, infrastrutture, dati, rotte commerciali e approvvigionamenti siano ormai strettamente collegati. Per un territorio manifatturiero e aperto ai mercati internazionali come l’Abruzzo, la geopolitica ha quindi ricadute molto concrete sulle imprese.

Il confronto con il mondo nazionale ed europeo è proseguito con Luigi Sbarra, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Politiche per il Sud, e con Antonella Sberna, vicepresidente del Parlamento europeo, sui temi delle politiche di coesione e dello sviluppo del Mezzogiorno. Al Summit ha partecipato anche Pier Ferdinando Casini, intervenuto sugli scenari internazionali e sul ruolo dell’Europa.

Nella seconda giornata, un altro messaggio di peso è arrivato dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha definito l’Abruzzo una “locomotiva di crescita” e una “cerniera tra il Mezzogiorno e il nord”, sottolineandone la forza, la diversificazione e il contributo all’export italiano.

Ed è proprio l’internazionalizzazione uno dei punti di forza emersi dalla due giorni. Ma accanto alla capacità di esportare, resta la necessità di trattenere sul territorio il valore prodotto e, soprattutto, le competenze.

Qui emerge uno dei nodi più delicati. Svimez ha evidenziato la perdita di circa 1.500 giovani ogni anno, per oltre la metà laureati, un divario occupazionale di genere ancora vicino ai 20 punti percentuali e lo spopolamento delle aree interne. La sfida, dunque, è fare in modo che la crescita economica si trasformi anche in opportunità per chi vive e studia in Abruzzo.

Un capitolo centrale è stato dedicato all’industria e alle nuove tecnologie. Farmaceutica, aerospazio, automotive e sicurezza rappresentano filiere strategiche sulle quali costruire il prossimo ciclo di sviluppo, mentre l’intelligenza artificiale è destinata a modificare processi produttivi, organizzazione del lavoro e competenze.

La dimostrazione sul palco di RoBee, il robot umanoide cognitivo sviluppato da Oversonic Robotics, ha dato una rappresentazione concreta di questa trasformazione. Un passaggio simbolico: l’Abruzzo che discute di futuro industriale non guarda soltanto alle infrastrutture tradizionali, ma anche alle tecnologie che stanno cambiando il modo di produrre.

A chiudere i lavori è stato il presidente della Regione Marco Marsilio, che ha rilanciato il valore del confronto tra istituzioni e sistema produttivo e il percorso di crescita dell’Abruzzo. Il Summit ideato e organizzato dall'agenzia Mirus, in collaborazione con la Regione Abruzzo, si conferma anche quest’anno come uno degli appuntamenti di riferimento per il confronto sui temi economici e produttivi del territorio.

Il quadro restituito dal Summit è quindi quello di una regione che ha conquistato una nuova velocità, ma che deve ora consolidarla. Crescita del Pil, export e occupazione sono il punto di partenza; infrastrutture, energia, capitale umano, innovazione e capacità di trattenere i giovani sono le condizioni per trasformare quella crescita in sviluppo strutturale. È questo il messaggio più significativo dei due giorni dell’Abruzzo Economy Summit: l’Abruzzo è sempre più dentro le grandi dinamiche economiche nazionali e internazionali. La sfida, adesso, è fare sistema e trasformare i risultati raggiunti in un modello di crescita duraturo.

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